Gli zuccheri nella nutrizione del paziente con Alzheimer

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La malattia di Alzheimer, detta anche morbo di Alzheimer o semplicemente Alzheimer, è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante.

Se si osservano i disegni di un malato di Alzheimer, come noi abbiamo fatto grazie al consenso di una paziente, si possono osservare in modo evidente due aspetti: la graduale perdita del dettaglio e della definizione degli oggetti, dei volti e delle rappresentazioni sul foglio e il progressivo imporsi dell’essenzialità, nelle linee, nei tratti e nei colori, in perfetta sincronia con il progredire della malattia.
Ogni processo cognitivo rappresenta un processo evolutivo di raggiungimento.
Esso è accompagnato da elementi di apprendimento (conoscenza) insieme a elementi metabolici (fisiologia) di sostegno.
Ora, dal punto di vista scientifico-metabolico, oggi abbiamo la certezza che il recettore insulinico ne è responsabile. L’IGF (insulin-like growth  factor) produce nella cellula neurotrasmettitore una serie di alterazioni di permeabilità. Ciò è dovuto al fatto che l’eccesso di zuccheri, così come l’eccesso di richiesta da parte del sistema neurotrasmettitore, fa si che l’eccesso rimanga imprigionato e che si crei una pellicola di rigidità permeabile, che, non permettendo ad altre molecole nutritive di penetrare, causa la morte della cellula stessa.
Riassumendo gli effetti fondamentali dell’insulina sul cervello sono:

  • Alterazione della memoria
  • infiammazioni del cervello e deposito di ß-amiloide (l’iperinsulinemia in caso di insulino-resistenza porta a questo)
  • Carenza reattiva di IDE (enzima degradante da insulina) che porta a placche di ß-amiloide
  • Ridotta utilizzazione glicidica in corteccia temporale sinistra, corteccia cerebrale destra, corteccia frontale, ippocampo

Alcuni sintomi clinici celati, in questo sono il desiderio di fare spuntini frequenti di pane e carboidrati, soprattutto la sera, la voglia di dolci, il senso di affaticamento, spossatezza, la tendenza ad isolarsi, la perdita della capacità di ricordare (MCI), dolori muscolari e articolari non strutturali e non specifici ma anche eventuali disturbi del sonno, irrequietezza, disbiosi intestinale, gonfiore.

Per una diagnosi appropriata dell’insulino-resistenza, ecco i valori che vanno tenuti in considerazione:

  • Elevati valori di colesterolo e trigliceridi
  • Acidi urici
  • Valori HbA1c (emoglobina glicosilata)
  • Leggero innalzamento dei valori epatici (GT, GPT, GOT)
  • TSH, T3, T4, TBG
  • Insulina e proinsulina
  • Test carico di glucosio
  • HOMA-IR (Homeostasis Model Assessment Test) (test per la stima della sensibilità insulinica)
    [Valore normale < 2,5]
  • OGTT (test da carico orale di glucosio)

Ma allora come si può fare prevenzione? La cura dell’ambiente interno ed esterno è già un buon inizio, insieme a una dieta intelligente, con la riduzione dei carboidrati, ricorrere alla medicina biologica (terapia dell’ambiente interno), un buon riposo e soprattutto sport, movimento e ancora movimento.

Il Centro di Ricerca e Formazione Scientifica da anni si occupa però del galattosio, un tipo di zucchero che si è rivelato in grado di ottimizzare la cura della demenza precoce e appunto il Morbo di Alzheimer. Perchè? Prima di passare ai risultati mostriamo i vantaggi metabolici del D(+)Galattosio:

  • Assimilazione indipendente dall’insulina
  • Compensazione del deficit di glucosio dovuto a stress metabolico
  • Disintossicazione endogena (eliminazione di ammoniaca)
  • Rigenerazione (metabolizzazione) in aminoacidi
  • Effetto anabolico con accumulo (aumento della sintesi proteica)
  • Miglioramento delle prestazioni
  • Assorbimento (Uptake) glicogeno, soprattutto muscolatura
  • Garanzia di un metabolismo equilibrato

I risultati delle ricerche hanno evidenziato infatti che il galattosio induce l’espressione dei trasportatori di glucosio GLUT 1 e GLUT 3 indipendenti dall’insulina, induce un incremento del livello dell’enzima pacemaker del metabolismo energetico GAPDH (gliceraldeide-3-fosfato-deidrogenasi), e dell’enzima pacemaker della dopamina Dopa-idrossilasi
(Tirosina-3-monossigenasi).

Attraverso gli studi condotti al Cerifos, abbiamo osservato miglioramento dei valori glicemici in pazienti di Alzheimer con diabete di tipo II. In uno dei miei studi più recenti a pazienti con MCI (Mild Cognitive Impairment)è stato somministrato quotidianamente galattosio per sei mesi. Inizialmente, a metà e al termine della fase di intervento è stata verificata la prestazione cognitiva con diversi tipi di test. Nel corso di questi test sono stati riscontrati miglioramenti significativi in settori specifici delle funzioni cerebrali. I risultati di questo studio pilota fanno sperare che la somministrazione di galattosio migliori l’apporto di energia alle cellule cerebrali tanto da impedirne il decadimento pur con l’avanzare dell’età.
Un altro studio proiettato verso malati di diabete II con somministrazione bisettimanale di galattosio 10% in forma endovenosa e con assunzione orale di 10 g. giornalieri, ha evidenziato un notevole miglioramento dei valori della glicemia, riportandoli alla soglia entro 3 mesi.

Per ulteriori informazioni visitare il sito www.morboalzheimer.it

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About Author

Psicologa ad indirizzo neuroscientifico

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