Vitamina D

0

A cosa serve, quando si dice carente e come si può integrare: il focus su questa preziosa vitamina condotto attraverso la lente del professor Giuseppe Realdi, professore di Medicina interna dell’ Università di Padova.

Cos’è la vitamina D e quali sono i suoi effetti benefici?

La vitamina D è una vitamina liposolubile, cioè che viene assorbita nell’ intestino con i grassi. Il suo effetto è ottimale sullo scheletro, sul metabolismo del calcio e a livello di molti tessuti dell’ organismo. Inoltre è oggi riconosciuto il ruolo importante e significativo che ha nel ridurre il rischio di molte malattie croniche dell’ organismo, anche invalidanti, compresi i tumori e nell’ aumentare significativamente la spettanza di vita. Gli effetti benefici però sussistono quando la sua concentrazione nel sangue è superiore a 75 nanomoli/L, corrispondenti a 30 nanogrammi /ml.

Come si fa a sapere quanto ne abbiamo?

L’elemento che consente con certezza di stabilire i livelli ematici di tale vitamina nell’ organismo è il dosaggio della calcidiolo (25-idroissi-vitamina D3). I valori ottimali sono uguali o superiori a 75 nanomoli/L, o 30 nanogrammi /ml: la dose giornaliera raccomandata per un bambino è di 600 UI, per un adulto di 1500-2000 UI al giorno, in gravidanza almeno 2000 UI/die, durante l’allattamento 4000-6000 UI/die. Mentre valori superiori a 375 nanomoli/L o a 150 nanogrammi/ml suggeriscono una stato di intossicazione, che va evitato, e valori inferiori, indicano insufficienza. Entrando nello specifico, a livello internazionale, si parla di carenza quando i livelli sono inferiori a 50 nanomoli/L (20 nanogrammi /ml) e insufficienza, con livelli compresi tra 50 e 75 nanomoli/L(20-30 nanogrammi /ml). E purtroppo, si parla di questo in moltissimi casi: la vitamina D è infatti il fattore nutrizionale più carente a livello mondiale, sia nel bambini, sia negli adulti. Un deficit, tra l’altro molto spesso ignorato per la mancanza di sintomi e segni tipici, almeno fino a quando non diventa grave e prolungato.

Perché si registra così frequentemente?

La tabella 1 propone una sintesi di questo problema. L’unica sorgente di vitamina D è stata per millenni la luce solare. Infatti, le risorse di tale vitamina contenute negli alimenti naturali sono oltremodo scarse (circa il 10% del fabbisogno) e tali ridotte quantità non sono assolutamente sufficienti a fornire dosi adeguate di vitamina per i bisogni dell’ organismo. I cibi con presenza (peraltro insufficiente ai bisogni dell’ organismo) di vitamina D sono il pesce grasso, come il salmone selvatico, le sardine, lo sgombro, ma anche tonno e merluzzo, ed i funghi secchi, mentre quantità molto più basse si trovano nei derivati del latte intero e nelle uova. A causa dello scarso contenuto nei cibi, così, i diversi popoli hanno provveduto all’arricchimento in diversi modi: negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei, ad esempio, lo si è fatto con l’ aggiunta di vitamina D al latte, contribuendo così alla sostanziale eradicazione del rachitismo, mentre nei paesi in cui questa pratica non prese piede, tra cui l’Italia, con la somministrazione di olio di fegato di merluzzo, ricchissimo in vitamina D. Tuttavia, a partire dagli anni 50 e 60, questa consuetudine economica per irrobustire le ossa dei bambini divenne via via sempre meno frequente, fino a diventare desueta, con la conseguenza, anche se parziale, di aumentare l’incidenza di rachitismo nei bambini e di osteomalacia negli adulti. Inoltre va aggiunto che le creme solari a protezione 8 o 30, non aiutano in questo perché riducono la produzione di vitamina D, rispettivamente del 92 e 95%, e che la produzione si riduce anche con l’ età: per intenderci, a 70 anni è inferiore del ben 70% rispetto ai giovani. Altre cause rilevanti nel determinare carenza sono, poi, l’inquinamento atmosferico, il malassorbimento, le malattie croniche epatiche e renali e l’uso dei cortisonici.

Quali sono le conseguenze dell’ insufficienza di vitamina D?

Nei bambini la conseguenza principale del deficit di tale vitamina è il rachitismo con ridotto assorbimento di calcio, ipocalcemia, (la carenza di calcio e di fosforo causa un difetto di mineralizzazione della matrice collagena), iperparatiroidismo secondario, ridotto riassorbimento di fosfato nel rene e sua eliminazione con le urine. Nell’ adulto, invece, il deficit di vitamina D causa aumento di PTH, con aumento dell’attività osteoclastica e rimozione della matrice ossea e di sali minerali dallo scheletro e come conseguenza si può avere una riduzione del contenuto minerale osseo, osteopenia e osteoporosi, fino all’ osteomalacia (ridotta mineralizzazione). In questi ultimi anni, poi, si è assistito a un drammatico aumento del numero e della gravità delle fratture da fragilità, in particolare negli anziani, con aumento soprattutto delle fratture vertebrali, presenti anche nei trapiantati renali, mentre studi controllati e randomizzati hanno dimostrato che la vitamina D è in grado di ridurle in modo significativo. Per tale motivo, infatti, ad esempio in molte regioni del mondo e nel Veneto in particolare, si va attuando la prevenzione delle fratture negli anziani con dosi annuali di vitamina D. Oltre alle manifestazioni ossee, la carenza di vitamina D si associa negli anziani a una riduzione della forza muscolare, atrofia delle fibre muscolari di tipo II, perdita della massa muscolare (sarcopenia), aumento del rischio di cadute.

La carenza di vitamina D è correlata anche con altre malattie?

Sì, molti studi osservazionali condotti in quest’ ultimo decennio hanno evidenziato una correlazione tra bassi valori di vitamina D e un aumentato rischio di varie malattie ad evoluzione cronica e di alcuni tumori, come riportato nella tabella 1, anche se va precisato che solo pochi studi condotti con metodologia adeguata hanno dato risultati convincenti circa l’efficacia della vitamina D nella prevenzione primaria di alcune malattie croniche e tumorali. Altri studi randomizzati e controllati sono attualmente in corso per verificare l’efficacia della vitamina D in malattie a larga diffusione, come le patologie cardiovascolari, i tumori, le malattie autoimmuni. Un dato particolarmente interessante riguarda la riduzione della mortalità grazie all’impiego di vitamina D: si tratta dl risultati di metanalisi e pertanto affidabili. Il più recente riguarda una metanalisi effettuata su 56 trials randomizzati, comprendenti oltre 95.000 pazienti, seguiti con un follow-up medio di 4.4 anni, ai quali era stata somministrata vitamina D3 per compensare situazioni di insufficienza o di carenza, verificate all’ inizio dello studio. La maggior parte dei pazienti arruolati negli studi aveva un’età superiore a 70 anni, e il 77% era di sesso femminile.

Qual è la conclusione?

È stato anche evidenziato che la vitamina D3 associata a calcio è responsabile di un aumento della calcolosi renale, mentre l’impiego di calcitriolo, al posto di colecalciferolo, è causa di ipercalcemia. Questo risultato, che assomma molteplici studi precedenti, sotto linea il ruolo metabolico rilevante della vitamina D nel mantenere efficienti organi e appararti e nel ridurre significativamente lamortalità globale.

Quando è bene fare un dosaggio?

Il dosaggio va effettuato in presenza di fattori di rischio suggestivi di insufficienza o carenza, quali lo stato nutrizionale, l’uso di farmaci, specie steroidi, la presenza di malattia cronica epatica o renale o metabolica, patologie granulomatose, patologie croniche intestinali, patologie endocrine, in particolare tiroide e paratiroidi, patologie neoplastiche, alterazioni del calcio e fosforo sierici, alcune patologie scheletriche e metaboliche ereditarie, l’obesità, la mancata esposizione alla luce solare. Molto si è discusso sull’ opportunità dello screening nella popolazione generale asintomatica. Attualmente non ci sono sufficienti prove scientifiche che suggeriscano tale valutazione nella popolazione generale.

Come si spiegano gli effetti multisistemici della vitamina D nell’ organismo?

Per comprendere le molteplici conseguenze dell’ ipovitaminosi D è importante considerare sinteticamente il suo metabolismo (Tabella 2). La vitamina D3, derivante dall’ azione dei raggi UV sulla cute o dall’ alimentazione (anche integrata con prodotti farmacologici), viene convertita nel fegato a calcidiolo che rappresenta la forma circolante nel sangue e dosabile. A livello renale il calcidiolo è convertito a calcitriolo (1,25 diidrossi-vitaamina D3), che è la forma attiva a rapido metabolismo (emivita 6-8 ore). Gli enzimi coinvolti in questo metabolismo sono espressi non solo nelle cellule dei tubuli renali, ma anche in molti altri tessuti (intestino, cute, cuore, vasi, mammella, osso, polmone, linfonodi e macrofagi). Il calcitriolo poi si lega a recettori intracellulari, tramite un recettore della vitamina D (VDR), universalmente espresso sulle cellule nucleate dell’organismo, compresi i linfociti T e B e i macrofagi. Il suo ruolo è di regolare la trascrizione genica. Questi dati spiegano la molteplicità degli effetti metabolici della vitamina D nell’ organismo.La sua funzione biologica maggiore è di promuovere la differenziazione degli enterociti e l’assorbimento intestinale del calcio e dei fosfati, fattori indispensabili alla formazione e metabolismo dell’ osso. Inoltre sopprime direttamente il paratormone (PTH), regola la funzione degli osteoblasti e l’attivazione degli osteoclasti indotta dal PTH e il conseguente riassorbimento osseo.

Come si effettua la prevenzione e la cura?

In Italia sono disponibili alcuni alimenti contenenti integrazione con vitamina D. Conviene peraltro ricorrere ad alcuni farmaci, seguendo strettamente il consiglio del medico, allo scopo di assumere quantità ben definite di vitamina, onde evitare situazioni di sovradosaggio. Tali farmaci sono a base di: Colecalciferolo, soluzione e fiale per os; calcidiolo, soluzione; Ergocalciferolo, fiale per os o im; Calcitriolo, compresse.

Quali sono le raccomandazioni che può dare a chi è in terapia con vitamina D?

È opportuno ripetere il dosaggio sierico di 25-idrossi-vitamina D (calcidiolo) dopo almeno tre mesi di terapia per assicurare la correzione del deficit. L’obiettivo è quello di raggiungere i valori considerati ottimali, come sopra riportato. Successivamente si dovrà provvedere all’ assunzione di una dose di mantenimento che assicuri i dosaggi giornalieri precedentemente indicati, anche con assunzioni settimanali o mensili. Risulta opportuno, specie nei soggetti con fattori di rischio, un controllo della vitamina D annuale. Oltre all’assunzione del farmaco, pazienti e persone sane sono incoraggiati alla esposizione alla luce solare (braccia e gambe) per almeno 20-30 minuti nelle ore di mezzo della giornata, e per almeno 2 o 3 volte alla settimana.

Bibliografia

Adami S, Romagnoli E, Carnevale A et al. Linee guida su prevenzione e trattamento dell’ ipovitaminosi D con colecalciferolo. Reumatismo, 2011; 63: 129-147

Leyssen C, Verlinden L, Verstuyf A. Antineoplastic effect of 1,25(OH)2D3 and its analogs in brest, prostate andcolorectal cancer. Endocrine-Related Cancer 2013; 20, R31-R47

Bjelakovic G, Gluud LL, Nikolova D, et al. Vitamin D supplementation for prevention of mortality in adults. Cochrane

Database of Systematic Reviews 2014, Issue 1. Art. No.: CD007470. DOI: 10.1002/14651858.CD007470.pub3

Chowdhury R, Kunutsor S, Vitezova A, et al. Vitamin D andrisk of cause specific death: systematic review and metaanalysis of observational cohort and randomised intervention studies. BMJ 2014; 348:g1903

Manson JE, Bassuk SS. Vitamin D Research and Clinical Practice At a Crossroads. JAMA 2015; 313:1311-1312

LeFevre ML, US Preventive Services Task Force. Screening for Vitamin D Deficiency in Adults: US preventive

Services Task Force Recommendation Statement. Ann Intern Med 2015; 162:1

33-140Pazirandeh S, Bums D. Overview of vitamin D. In: UpToDate, Post TW (Ed), UpToDate, Waltham, MA. Accessed on November 25, 2015.

Valuta l'articolo!

0%
0%
Fantastico
  • User Ratings (1 Votes)
    1.1
Share.

About Author

Comments are closed.

Privacy e Cookies: Questo sito utilizza Cookies. Continuando a utilizzare questo sito web, si accetta l'utilizzo dei Cookies. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi