Viaggio di un comatoso

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Dal trauma cranico alla pseudoautopsia

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La persona dichiarata in morte cerebrale viene definita dai testi legislativi “morta”, ma il percorso di questo morto che sta per essere espiantato, rispetto al cadavere “tradizionale” è decisamente anomalo. All’interno degli ospedali ci sono infatti due tipi di sale: la “sala operatoria” e la sala “incisoria” (obitorio). La prima riservata alle operazioni di chirurgia, la seconda alle autopsie. Perché allora quello che la legge chiama morto finisce in sala operatoria e non in quella incisoria? Ho pensato che i lettori saranno forse interessati a seguire un po’ più da vicino il percorso che il comatoso compie dal trauma cranico alla pseudoautopsia, che maschera l’espianto.

Il paziente respira, comunque per il trasporto viene intubato.

Questa manualità rianimatoria (incannulazione laringo-tracheale) segna il destino del comatoso che viene assistito con la ventilazione automatica. Infatti l’intubazione -o respirazione ausiliata- è obbligatoria per poter eseguire l’espianto degli organi. Un mantice azionato da un motore elettrico (la spina!) ausilia gli atti respiratori.

Se dopo due o tre giorni -gli organi si deteriorano con il tempo- i parametri clinici stabiliti da protocolli variabili, confermano una perdita di coscienza, cioè un sonno più o meno irreversibile, allora si riunisce la Commissione: un anestesista-rianimatore, un neurofisiopatologo, un medico legale decretano l’artificioso momento della “morte neurologica”. Commissione composta solo da specialisti di settore in cui spicca perla sua assenza la figura del “clinico medico e chirurgo” (visione globale del paziente).

Il comatoso che respira, il cui sangue scorre rutilante nel circolo artero-venoso, i cui spermatozoi sono vivi e se prelevati possono concepire, il cui feto se presente una gravidanza potrà svilupparsi e venire alla luce, è dichiarato morto. Dopo sei ore di osservazione, durante le quali si somministrano farmaci atti a tenerlo in vita, il morto che respira, con la firma di parenti spesso sottilmente ingannati, viene sottoposto ad un procedimento impropriamente definito “autopsia” per essere espiantato, cioè per il prelievo dei suoi organi. E’ tutto legale? No. Infatti l’autopsia non viene praticata in “sala incisoria”, come il profano giustamente pensa, dove lavorano periti settori e medici legali (tecnici che svolgono il loro lavoro “autoptico” di diagnosi anatomopatologica in un ambiente non asettico). Al contrario la “pseudoautopsia” avviene in una “sala operatoria” asettica ed altamente sofisticata, con un tavolo operatorio al quale viene legato il “morto” che potrebbe muoversi, con un anestesista che somministra farmaci paralizzanti o anestetici e profonde ossigeno affinché gli organi siano bene irrorati: un vero e proprio rito di Alta Chirurgia. Diverse équipes di chirurghi specializzati in prelievo di organi si alternano al tavolo operatorio, mentre pressione e polso aumentano al primo contatto del bisturi. Strano morto. Strana autopsia. Fegato, pancreas, reni, blocco enterico, polmoni e cuore entrano nei contenitori ghiacciati. Lo stesso senso di glaciazione deve provare l’anestesista quando, ultimato il lavoro, stacca la spina.

Il comatoso è finalmente un cadavere svuotato dei suoi organi vivi che andranno a lavorare per un altro essere umano (schiavismo biologico) e saranno sottoposti all’azione di farmaci poderosi che ne
controlleranno il rigetto, cioè il rifiuto da parte del trapiantato di organi che non hanno ricevuto il soffio vitale che ha dato inizio alla sua propria vita.

Lui, il Comatoso, ha terminato il suo viaggio in Camera operatoria͟ sull’altare dell’alta chirurgia trapiantistica. L’inumazione è ora possibile, la morte non necessita altri appellativi.

 

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Patologo e Chirurgo Generale-L.D. Univ. La Sapienza-Roma Presidente Comitato Medico-Scientifico Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi

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