Soia e Fitoestrogeni

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Occhio agli ormoni mascherati

Ne esistono di almeno 4000 tipi e sono presenti in più di 300 specie vegetali, moltissime delle quali fanno parte della nostra alimentazione e della nostra farmacopea, anche se spesso non ne siamo consapevoli. Stiamo parlando dei fitoestrogeni, sostanze naturali che, grazie alla loro particolare struttura chimica, sono in grado di legarsi ai recettori degli estrogeni ed espletare attività biologiche di tipo estrogenico od antiestrogenico. E che, proprio per queste stesse caratteristiche non va sottovalutata specialmente da chi soffre di una patologia tumorale, è colpito da una malattia degenerativa endocrina o da chi ha una sensibilità agli estrogeni.

Grano saraceno, agrumi, tè verde, vino rosso, funghi, prezzemolo, salvia, carote, pomodori, melenzane, cereali, cipolle: non tutti sanno che sono moltissimi gli alimenti che li contengono.
«E la lista è ancora più lunga- commenta il dottor Samorindo Peci, endocrinologo e ricercatore in scienze metaboliche-. Ci sono anche i cavoli, i broccoli, il melone, i mirtilli, le albicocche e potrei continuare ancora. Bisogna fare attenzione però- spiega il dottor Peci-: non è che chi ha una maggiore sensibilità agli estrogeni deve eliminare tout court dalla tavola questi alimenti, ma fare più attenzione, a cominciare dalla soia, la pianta che in assoluto contiene più fitoestrogeni».

La soia oggi è uno dei legumi più coltivati al mondo, con una produzione che si attesta a circa 240 milioni di tonnellate all’anno e nelle nostre tavole è quasi onnipresente visto che, sotto forma dei suoi estratti, si trova anche in alimenti al di sopra di ogni sospetto, come gelati, biscotti, merendine, cioccolato, prodotti da forno, creme e budini.
Questo accad perché l’industria alimentare utilizza un po’ tutto di questo fagiolo: i semi della soia, che possono essere consumati interi oppure lavorati per dare prodotti come la farina, l’olio, il latte e altri ancora; i germogli, che vengono usati come alimento a se stante, e soprattutto la lecitina, un composto impiegato come emulsionante per rendere cremosi molti alimenti.
«Spesso si fa un grande consumo di questa pianta pur senza esserne consapevoli: per verificare basta controllare la composizione dei prodotti confezionati sugli scaffali del supermercato: troveremo che almeno l’80% contiene soia in varie forme» commenta il direttore di Cerifos. «È nei biscotti secchi, nei gelati, cioccolate, nelle salse, creme, paté o piatti pronti».

Un altro importante fattore di rischio fitoestrogenico è nelle carni di animali e pesci che derivano da allevamenti intensivi non abbastanza controllati.
«Se per alimentarli vengono usati ormoni allo scopo di accelerarne la crescita e l’aumento di peso, saranno a rischio anche uova e formaggi. Nè comprando prodotti biologici si potranno avere maggiori garanzie, visto che l’animale potrebbe sempre essere alimentato con un’ ottima soia bio» commenta il dottor Peci.
Un’ arma di difesa, però, c’è: «I fitoestrogeni sono termolabili, cioè si distruggono alle alte temperature- conclude il dottor Peci-. Cucinare a fuoco alto è l’unico sistema per diminuirne il contenuto nel nostro cibo. Certo, così facendo si distruggerà anche il valore nutritivo dell’alimento, ma la conoscenza va usata con giudizio, cercando la soluzione che può rivelarsi migliore per ognuno di noi».

La cultura transgenica più diffusa nel mondo

Oggi la soia, insieme al mais, è una delle culture transgeniche più diffusa nel mondo. La gran parte dei terreni è coltivata a soia geneticamente modificata, una manipolazione che, se da un lato serve a ottimizzare la crescita della pianta aumentandone la produttività, dall’altro preoccupa per la minaccia ai naturali equilibri biologici del pianeta. Senza contare le implicazioni sulla salute dell’uomo.

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Giornalista free lance, capo redattrice

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