Psiconcologia

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Psiconcologia: intercettare i bisogni psicologici del paziente oncologico Il paziente, il cancro e quelli dall’altro lato della barricata. La più delicata tra le imprese, che non può prescindere da esperienza e competenza.

Un senso di confusione, di sbandamento, un vero e proprio shock. La parola cancro è impossibile sussurrarla. Una volta detta sfreccia alla velocità della luce e colpisce in modo irrimediabile. Benché la ricerca non faccia passi da giganti, ma voli in questa branca, suona sempre e in ogni caso come una specie di condanna a morte. Sarà per questo che la comunicazione della malattia tumorale rappresenta ancora uno degli eventi più stressanti per le figure sanitarie che si trovano ad affrontarlo. Bisogna trovare risposte a domande che spesso non ne hanno alcuna, come “Perché è successo proprio a me?͟, ͞Cosa mi accadrà adesso?͟, ͞Sarò in grado di affrontare la malattia?, consci che da quelle risposte dipenderà anche l’andamento stesso della malattia.

Come ormai si sa, infatti, l’atteggiamento e lo stile di coping utilizzato dai medici, paramedici e caregivers nei confronti del paziente influenzano non solo la sua qualità di vita successiva alla diagnosi, ma anche la compliance ai trattamenti medici e il decorso biologico della malattia. È proprio da questi assunti, infatti, come una sorta di auto-aiuto, che è emersa man mano la psiconcologia, la disciplina a metà tra l’oncologia e la psicologia che, dopo anni di clinica, si impone sempre più come imprescindibile in un percorso terapeutico oncologico.

L’obiettivo è prendere in carico le complesse problematiche psicologiche ed emozionali che intervengono in tema di cancro e porvi attenzione, focalizzando sia gli aspetti più soggettivi espressi dal paziente attraverso i suoi sintomi e la sua sofferenza, sia quelli più oggettivi e tangibili dei medesimi sintomi, della medesima sofferenza. Gli assunti di questa disciplina affondano chiaramente le radici in quella concezione della malattia che vede intrecciati psiche e soma. La malattia tumorale, quindi, inquadrata nell’ottica della centralità dell’ individuo rivela come siano importanti i bisogni del malato e come si rivelino fondamentali per gli esiti stessi dell’andamento clinico e terapeutico.

Formare adeguatamente a tutto ciò le figure sanitarie e l’équipe medica che accompagnano il paziente, fornire loro gli strumenti adatti per riconoscere i bisogni del paziente e ad aiutarlo ad affrontare il grande percorso di cambiamento fisico e psicologico che dovrà affrontare con la malattia è, dunque, inevitabilmente un percorso che può essere fatto solo dopo anni di esperienza clinica. La Scuola di Alta Formazione in Neuropsicologia Conflittuale, secondo i Codici Biologici, l’unica in Italia a dedicarsi a questi temi, conscia dell’approfondita competenza nella comunicazione con il paziente oncologico e i suoi familiari ha per questo deciso di integrare ai suoi corsi in calendario anche il corso di perfezionamento: “Comunicazione con il paziente oncologico assistenziale”.

Un percorso formativo della durata di 2 giorni, durante i quali, il Dott. Samorindo Peci, Medico Chirurgo, Endocrinologo, Psiconcologo e Fondatore del pensiero Nocebo, docente del corso,
introdurrà psicologi, psicoterapeuti, medici, ma anche assistenti, OSS e caregiver alle teorie più recenti sulle modalità comunicative da mettere in atto, in relazione alle varie fasi del percorso terapeutico. Il corso, che partirà ad ottobre 2016, prevede un massimo di 20 iscritti per sessione (quella dedicata a psicologi, psicoterapeuti, medici e quella rivolta ad assistenti, OSS e caregiver). Per saperne di più, leggere il programma del corso e scaricare il modulo di iscrizione visitate il sito ufficiale della scuola, all’indirizzo www.dsmm.it.

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Giornalista free lance, capo redattrice

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