O tempora, o mores!

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Tempi duri per tutte le professioni in questa società alla deriva morale!

Avvocati corrotti, architetti-star che non sanno che sul vetro si scivola, ingegneri che collaudano strade che crollano dopo 15 giorni. Il cittadino, schifato dalla mancanza di competenza, che al di là di questi esempi da prima pagina, influisce sulla qualità della sua vita, punta il dito, querela, denuncia, salvo poi non trovare giustizia, a causa del troppo ampio margine interpretativo che la giurisprudenza lascia ai giudici.

Quando tutto questo si evidenzia nell’ambito della salute, la reazione diventa ancor più emotiva, perché il danno psico-fisico che il medico può arrecare, ha ben altra valenza di qualsiasi altro danno materiale.

Facile sarebbe il rimpianto verso i tempi in cui il rispetto verso i professionisti era quasi un timore reverenziale, tempi in cui il divario culturale fra i due interlocutori era tale da non poter essere colmato. Oggi tutti si credono istruiti e competenti, perché magari sanno andare su internet, hanno telefonini che fanno di tutto, anche scoprire dov’è Biella, conoscenza che la scuola non ha dato loro!

Davanti al cittadino del nuovo secolo che tutto crede di sapere, il medico troppo spesso si trova con le spalle al muro e prescrive. Prescrive visite specialistiche, esami diagnostici, farmaci, ricoveri, pur di non trovarsi un domani calunniato, denunciato, indagato.

Che a rimetterci sia, in soldoni, il SSN è risaputo ed è anche il risultato del rapporto del Ministero della Salute sulla medicina difensiva.

Ma su quanto questo modus operandi nuoccia al cittadino, forse dobbiamo ancora soffermarci a riflettere. Il cittadino e la sua salute diventano strumento, cosa, mezzo per l’autotutela del medico.

Non mi sembra una cosa tollerabile, soprattutto quando parliamo di esami radiografici, magari con isotopi radioattivi, invasivi anche come una “semplice” gastroscopia, della quale si sottovaluta l’impatto, farmaci a vita che instaurano reazioni a catena.

Certo, c’è anche il rovescio della medaglia: il cittadino che ancora chiede, pretende quasi e si sente rassicurato dall’ipermedicalizzazione, dalla soddisfazione di un diritto che lo Stato gli deve garantire, come se fosse il tagliando della macchina, poco o per nulla consapevole che la macchina funziona a lungo e bene in relazione all’attenzione che diamo alla nostra guida.

Siamo così giunti al tema della prevenzione, per la quale Cerifos ha editato un opuscolo con semplici regole di sana alimentazione e alla campagna contro i farmaci a vita, che inizia dal focus sulle patologie tiroidee.

Buona lettura!

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About Author

Vera Paola Termali

Giornalista scientifica, direttore responsabile di Medicina di Frontiera

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