Nocebo

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La parola che ammala – aspetti conflittuali nella comunicazione medico-paziente

Per poter comprendere meglio la potenza della comunicazione tra personale sanitario e pazienti è importante entrare nell’assunto paradossale che informare il paziente può nuocere gravemente alla sua salute. Tutta la relazione, in questo caso, si svolge all’interno di una cornice formata da aspettative e ricerca di rassicurazione del paziente da un lato, e il dovere di trasmettere le informazioni necessarie da parte del sanitario, dall’altro. In questa situazione il paradosso dell’assunto comunicativo diviene tale non per l’aspetto di sintassi, struttura del messaggio, ma a causa della semeiotica -come viene detto-e della semantica -significato di ciò che viene detto- intercettata e declinata dal paziente in base ai suoi propri costrutti mentali. L’”effetto nocebo” trova la sua collocazione principalmente in queste situazioni.

In questo intervento intendo affrontare prima cosa i meccanismi della mente. Perché può esistere un effetto nocebo? Rispondere a questa domanda è facile. Ci viene in aiuto Libet con la sua risposta non cosciente. Libet con i suoi studi dimostra che il cervello registra uno stimolo in 0,0001 secondi dopo che si è verificato, mentre l’azione reale avviene dopo 0,1 secondi dallo stimolo. L’evento straordinario è rappresentato dal fatto che nessuno di noi è consciamente consapevole dello stimolo pervenuto. Questo significa che la decisione di reagire allo stimolo è stata presa dalla mente inconscia.

Ma ciò non è sufficiente. Il professor Gazzaniga, neuroscienziato di fama mondiale, ha tracciato le linee guida sulla presenza, nei processi mentali, di ciò che lui definisce l’interprete interiore. Tale interprete è coinvolto nella risposta inconscia in quanto stabilisce se lo stimolo è gradevole o meno, rispondendo a delle domande, anch’esse per lo più inconsce. Una parola detta male passa direttamente alla meta inconscia, e vi sarà una reazione nel paziente, manifesta o meno. Tale reazione segue due illusioni percettive: le cornici e le facilitazioni mentali.

L’illusione della cornice è l’illusione del raggruppare informazioni e catalogarle in modo sequenziale. Nell’illusione del mentalmente facile tali informazioni vengono prese e utilizzate per creare un’idea di consequenzialità agli stimoli percepiti. Se nella cornice i dati dicono che c’è un 37% di guarigione totale alla malattia, sarà “mentalmente facile” accettare tale dato e percepirlo come più importante rispetto al 63% di non completa guarigione. Per questo, da vari modelli di cornici e facilitazioni mentali si crea la nostra realtà dalla quale siamo necessariamente condizionati.

Giunti sino a qui, ora, non ci resta che una cosa da fare, arrivare al nocciolo della questione con la domanda: cosa è l’effetto Nocebo? Restituisco qui tre risposte:

  • Per Nocebo si intende la comparsa di un sintomo indotto dalle aspettative negative del paziente stesso (consce e soprattutto inconsce) e/o da suggerimenti interpretati o trasmessi dal sanitario (involontariamente) in modo negativo al paziente in assenza di un quadro clinico di oggettivo peggioramento o di altro tipo di trattamento.
  • I meccanismi di base comprendono da un lato i modelli di apprendimento condizionante di tipo pavloviano presenti ne pazienti e, dall’altro, l’ansia anticipatoria generata dalle aspettative negative, proprie o indotte dalla comunicazione del clinico sia essa verbale, paraverbale e non verbale. Queste due ultime sono le più penetranti.
  • Risposte nocebo possono avvenire attraverso una suggestione involontaria negativa da parte di medici e infermieri, tipo informazioni su possibili complicazioni (se trasmesse male).

A questo punto è bene fare un esempio utilizzando una ricerca perfettamente riuscita.

Lo studioso Walter Mischel ha stabilito, grazie ad esperimenti e ricerche effettuate su primati e volontari umani che gli stati comportamentali sono determinati dalle situazioni e non, come si credeva, costituzionalmente acquisiti.

Egli afferma, che un comportamento è prevedibile nella misura in cui, entrando in empatia con l’emittente, si viene a conoscenza delle sue motivazioni e delle sue emozioni in quanto, il nostro cervello, elabora le risposte comportamentali in base a due soli elementi risultanti dalla somma percettiva della fonetica, della semantica, della sintassi e della pragmatica, i: “Se … Allora“.

Se vi è un 37% di guarigione dalla malattia, allora significa che sottopormi al trattamento è utile͟( cornice, mentalmente facile, condizionamento)

Ma ora in che modo il sanitario può diminuire l’effetto nocebo ai propri pazienti? Ecco alcune frasi da evitare durante la relazione sanitario- paziente:

  • Frasi che causano incertezza: ͞”Il trattamento potrebbe funzionare͟, ͞Proviamo questo farmaco!”
  • Espressioni gergali: ͞”Durante l’esame (tomografia) il suo cervello sarà tagliato in piccole fettine e poi analizzato successivamente!”
  • Frasi ambigue: ͞Tra poco la faremo addormentare e non sentirà più nulla
  • Enfatizzare aspetti negativi: ͞Deve assolutamente evitare di sollevare oggetti pesanti, se non vuole finire paralizzato!
  • Focalizzare l’attenzione: ͞Alzi la mano se sente dolore!͟, ͞Ha nausea?
  • Negazione del sintomo: ͞Non deve preoccuparsi, sanguinerà solo un po’͟

Da tutto ciò è emersa l’esigenza di studiare a fondo questo fenomeno fondando l’istituto Ricerche Nocebo (IRN) facendo, dell’istituto stesso, un luogo di ricerca, informazione e formazione sul nocebo.

È ormai sapere comune che il placebo è il “farmaco” con il più alto tasso di successo. Viene quindi naturale chiedersi, se il nocebo non sia quel quid che fa fallire la terapia.

Da qui è nata la nostra ricerca.

Ovviamente non è possibile somministrare un farmaco che fa male, ma si può accompagnare la
prescrizione con parole, atteggiamenti, linguaggio corporeo tale da generare ansia, incertezza, dubbio, paura di morire, che hanno ripercussioni sia sull’andamento della malattia che sulla qualità della vita del paziente. Che l’esperienza del danno psicologico sia necessariamente soggettiva, non significa che essa sia arbitraria e non quantificabile.

Nell’ambito della ricerca l’IRN sta creando una sua banca dati dedicata, archiviando gli studi effettuati e i risultati delle ricerche più autorevoli del panorama mondiale. Nell’ambito dell’informazione, grazie alla ricerca e alla creazione della banca dati, si è in grado di effettuare una consulenza pre-perizia su eventuali danni prodotti dal fenomeno nocebo, sia a favore degli operatori sanitari che dei pazienti, affinché essi sappiano a cosa vanno incontro nel caso intendano agire legalmente.

Nell’ambito della formazione l’IRN organizza corsi di comunicazione specifica (anche ECM) per favorire una relazione funzionale e sana tra sanitario e paziente.

Bibliografia di riferimento

Colloca L, Finniss D. (2012). Nocebo effects, patient-clinician communication, and therapeutic outcomes. JAMA, 307(6):567-8.Häuser W, Hansen E, Enck P (2012). Nocebo phenomena in medicine: their relevance in everyday clinical practice. Dtsch Arztebl Int, 109(26): 459–65.Pfingsten M, Leibing E, Harter W, et al. (2001). Fear-avoidance behavior and anticipation of pain in patients with chronic low back pain: a randomized controlled study. Pain Med, 2:259–66.

NOCEBO è un marchio registrato dal Dott. Samorindo Peci

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About Author

Life Coach, studioso di quantistica

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