Neuroni specchio

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“Stamattina ho avvertito una strana sensazione che si è trasformata in una grande gioia: ho percepito che la mia mano destra non era più legata. Ora sento non è più impedimento e i miei movimenti sono fluidi, anche se ancora lenti”.L’intervista per comprendere come e perché è cambiata (e miglio rata) la riabilitazione motoria

La nuova frontiera della riabilitazione passa attraverso i neuroni specchio: neuroni bimodali, localizzati nella corteccia premotoria e nel lobo parietale (aree prive di funzioni cognitive) che si attivano, sia quando compiamo una data azione, sia quando vediamo eseguirla da altri.

L’ultimo lavoromade in Cerifos, a firma del dottor Samorindo Peci, direttore scientifico del Centro di Ricerca e Formazione Scientifico milanese, torna a puntare sul ripristino della fisiologia: il paziente può essere riabilitato, anche quando la malattia ha comportato una perdita funzionale, grazie ai neuroni specchio, perché determinate competenze vengono apprese a livello cerebrale, al di là di averle compiute o meno. Ne parliamo con lui.

Dottor Peci, come è possibile quanto appena detto?

I neuroni specchio attivano una rappresentazione interna dell’azione, svincolata da qualsiasi tipo di esecuzione. Di conseguenza attivarli può essere considerata una condizione di facilitazione del processo riabilitativo.

Se si osserva, ad esempio, la corteccia pre-motoria di un bambino che assiste ad un cartone, in cui i personaggi compiono dei movimenti mirabolanti, si vedrà che questa si attiva freneticamente, preparando quei movimenti e, in qualche modo, eccitando il sistema nervoso centrale del bambino.

Come si è arrivati a tutto questo?

In uno dei primi studi, alcuni ricercatori hanno osservato l’attività di 532 neuroni localizzati nell’area F5 della corteccia premotoria frontale dei primati.

Gli esperimenti consistevano nell’invitare la scimmia ad osservare determinate azioni eseguite nella sperimentazione, come ad esempio la manipolazione di un oggetto, e ad imitarle in un secondo momento.

La registrazione dell’attività neuronale della scimmia è stata effettuata sia durante l’osservazione che durante l’esecuzione da parte di essa, ed è stato evidenziato che 92 neuroni su 532 considerati, sono stati attivi in entrambi le fasi di osservazione e di esecuzione dell’azione.

Ma quali stimoli sono più significativi per l’attivazione dei neuroni  specchio?

Soprattutto le azione di afferrare, posizionare e manipolare, anche combinate tra loro, e in misura minore quella di trattenere un oggetto.

A quale conclusione si può giungere, quindi?La differenza è che in un caso resta allo stadio di atto potenziale, mentre nell’altro si traduce in una concreta serie di movimenti.

Presupposto fondamentale per l’attivazione dei neuroni  specchio non è un input sensoriale, ma la nostra conoscenza motoria. Anche se presente un input sensoriale, infatti, come ad esempio l’abbaiare di un cane, i neuroni specchio non si attivano perché tale atto non ci appartiene, cioè perché non è incluso nel nostro bagaglio motorio.

Questo sistema specchio genera una rappresentazione interna dell’azione osservata: in altri termini, seleziona nel “vocabolario” motorio dell’individuo la “parola” corrispondente all’azione. E questo vocabolario di atti offre al sistema motorio un “serbatoio” di azioni che è alla base delle funzioni cognitive tradizionalmente attribuite ai sistemi sensoriali, perciò il riconoscimento degli altri e delle loro azioni e perfino delle loro intenzioni, dipende, in prima istanza, dal nostro patrimonio motorio, sia per il principio riabilitativo che disabilitativo.

Quindi tutti noi siamo provvisti di un sistema specchio ma non tutti riusciamo ad attivarlo?

Si, ma la soglia di attivazione può essere migliorata arricchendo il nostro vocabolario motorio.

Ora sappiamo che le relazioni sociali sono determinate prima che dall’intelletto, dalla capacità corporea di risuonare con gli altri. Questo non significa che lo sportivo sappia risuonare meglio di un altro che non lo è: il motorio è una complessa serie di strutture funzionali che compongono ogni strato comunicativo.

Se il nostro vocabolario motorio è ben fornito si riesce ad instaurare uno spazio di azione condiviso. Mi spiego: gli atti osservati hanno un significato immediato per l’osservatore, senza far ricorso a nessun ragionamento, se essi sono inseriti nel vocabolario motorio, ogni atto ed ogni catena di atti, nostro o altrui, appaiono immediatamente iscritti e compresi, senza che ciò richieda alcuna esplicita o deliberata operazione conoscitiva.

Si tratta quindi di un meccanismo che consente di comprendere immediatamente il significato delle azioni degli altri e persino delle loro intenzioni, senza ricorrere a nessun tipo di ragionamento.

Ma questo ribalta un po’ il legame corpo-mente.Dopo la scoperta dei neuroni specchio, il modello potrebbe essere così formulato: Conoscenza motoria- cognizione.

Processi di solito considerati di ordine superiore e attribuiti a sistemi di tipo cognitivo, come ad esempio, la percezione e il riconoscimento degli altri, ma anche l’imitazione e le stesse forme di comunicazione gestuale o vocali, possono rimandare al sistema motorio e trovare in esso il proprio substrato neuronale.

Ecco perché se si arricchisce il vocabolario di atti motori e quindi il sapere del corpo, si porta al miglioramento dell’attivazione dei neuroni specchio.

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About Author

Psicologa ad indirizzo neuroscientifico

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