Medicina di Frontiera? Cos’era, cos’è?

0

Il termine Medicina di Frontiera risale ai tempi della conquista del West. Nelle nuove comunità che si creavano, in questa continua occupazione di territori , in cui la frontiera si spostava sempre più in là, non esistevano strutture per la cura dei malati e i medici, da poco affrancati dal ruolo di cerusici, curavano con quel poco che avevano a disposizione e anche con quel poco che sapevano, non essendo i percorsi formativi per l’esercizio della Medicina altro che un anno di teoria e tre anni di apprendistato a fianco di un medico più anziano.

La salute era in mano alle donne di casa che disponevano di una farmacia domestica fatta di tinture madri e erbe secche; il parto, momento cruciale ed estremamente pericoloso, era in mano alle ostetriche e, solamente quando la cosa si faceva grave, si andava a chiamare il medico. In queste situazioni di frontiera non è che il medico disponesse di molti più strumenti delle donne, ma era abituato a fronteggiare situazioni rischiose e tentava il tutto per tutto, certo che i pazienti e loro famigliari gli sarebbero stati grati per averci provato, con scienza e coscienza, e mai gli avrebbero fatto causa per aver ricomposto male una frattura o non essere riuscito a salvare una vita. Quello che caratterizzava il medico di frontiera era la curiosità, la voglia di capire, lo sperimentare, l’andare oltre prima di tutto con la mente e poi costruendosi strumenti e tecniche che potessero garantire al suo paziente maggiori possibilità di vita.

Ecco, questo unisce la medicina dell’ottocento nello sconfinato ovest degli Stati Uniti alla medicina dei nostri giorni, in cui dalla frontiera geografica si passa alla frontiera intellettuale.

La frontiera esiste sempre: se non è fisica, è nella mente degli uomini che non riescono a vedere oltre, a immaginare soluzioni, a credere che debba esserci un’altra strada. Quando il sapere diventa una palla al piede, un pregiudizio, che ci tiene legati al noto, non possiamo fare Medicina di Frontiera, non possiamo accettare le sfide che il contesto in cui viviamo ci pone.

Il medico di frontiera non è mai rassegnato, mette sempre in discussione il suo sapere, ha sete di conoscenza, si pone obiettivi e sfide, perché riconosce che la frontiera, il limite, è soltanto dentro la sua testa.

E così oggi Medicina di Frontiera significa nuove aree di ricerca, innovazione scientifica, medicina rigenerativa, terapie biologiche nelle nuove aree delle patologie da invecchiamento e errati stili di vita, nelle allergie e nelle malattie autoimmuni, nel cancro e nelle neuroscienze, in tutti quei contesti che possono migliorare la qualità della vita.

Questa rivista vuole essere una selezione di spunti di riflessione per il medico che vuole andare oltre.

 

Valuta l'articolo!

0%
0%
Fantastico
  • User Ratings (2 Votes)
    5.1
Share.

About Author

Vera Paola Termali

Giornalista scientifica, direttore responsabile di Medicina di Frontiera

Comments are closed.

Privacy e Cookies: Questo sito utilizza Cookies. Continuando a utilizzare questo sito web, si accetta l'utilizzo dei Cookies. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi