La Medicina degli ambienti estremi -Dal futuro uno sguardo alla medicina del passato

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Le esplorazioni terrestri, subacquee, stratosferiche e astrofisiche del continente più remoto ed inaccessibile del pianeta costituiscono, tra l’ altro, un buon elemento di studio delle reazioni fisiche e psicologiche dell’ uomo alla sopravvivenza in ambienti e condizioni estreme in vista di un possibile viaggio interplanetario. In Antartide, infatti, i ritmi circadiani si stravolgono a causa di una luce diurna di 24 ore per sei mesi e di un buio notturno di 24 ore per altri sei mesi. In realtà l’ alba ed il crepuscolo antartico riducono il buio a circa 4 mesi l’ anno. La temperatura ambientale, inoltre, scende durante l’ inverno a 80 gradi sottozero ed oltre. I venti possono raggiungere i 300 Km/h. L’umidità dell’ aria è quasi assente al punto che, pur trattandosi di un continente delle dimensioni di una volta e mezzo l’ Europa interamente ricoperto da ghiaccio, viene considerato il deserto più esteso della Terra.

In tali condizioni la sopravvivenza è consentita da un ottimo stato di salute, da un abbigliamento tecnologicamente evoluto, da ambienti adeguatamente riscaldati. Gli esploratori sono in realtà studiosi particolarmente specializzati nelle rispettive aree di competenza e tecnici di alta professionalità in grado di sopperire alle numerose esigenze logistiche.

In tutto questo sistema altamente tecnologico e specialistico viene richiesta la figura di uno o due medici che siano meno specializzati possibile visto che si trovano ad operare da soli senza nessuna possibilità di aiuto esterno come invece avverrebbe in un ambiente sviluppato. Per coloro che hanno più di qualche capello bianco, ammesso che abbiano ancora capelli, un richiamo alla gloriosa figura del medico condotto forse può indicare la tipologia professionale richiesta. Era un medico tuttofare, dalla medicina interna alla otorinolaringoiatria, dalla ostetricia all’ odontoiatria e, paradossalmente, i suoi pazienti gli dimostravano stima e affetto. Dico paradossalmente in quanto la logaritmica evoluzione dell’ arte medica nel disperato tentativo di assimilarsi ad una scienza esatta ha recentemente dimostrato quanto, più di ogni altra branca, si sia sviluppata soprattutto la medicina difensiva. Nel mondo occidentale ed in ossequio alla evoluzione tecnologica non solo si sono sviluppate molteplici branche specialistiche, ma siamo addirittura giunti ad una superspecializzazione. Nel mio caso, essendo ortopedico e… con i capelli bianchi o almeno brizzolati, ho assistito alla comparsa di super branche come l’ artroscopia e già intravedo iperspecialisti dedicati solo alla spalla o solo al ginocchio.

Se volessimo partecipare ad un bando di concorso per essere medico di spedizione su una navicella in partenza per Marte, ammesso e non concesso che sia prevista la presenza di un medico dato lo spazio ristretto a bordo, come dovremmo qualificarci? Essere un buon internista non coprirebbe l’ esigenza di effettuare un intervento chirurgico d’urgenza, pur avendo a disposizione tutta lo strumentario necessario così come un anestesista, normalmente pronto ad affrontare una situazione di emergenza avrebbe difficoltà a trattare una frattura. E se fosse necessario trattare una pulpite?

Cosa può fare il mondo della medicina per prepararsi ad affrontare le sfide del futuro, beninteso senza nulla togliere alla necessità di avere professionisti preparati adeguatamente per fronteggiare le problematiche del presente? Potrebbe sembrare un paradosso dopo quanto ho appena scritto, ma probabilmente occorrerebbe una… specializzazione in Medicina degli Ambienti Estremi.

Occorre ripartire da una materia quale la semeiotica, ultimamente troppo trascurata vista la facilità con cui gli esami strumentali possono aiutarci nella diagnosi. E la logica deduttiva che partendo dalla anamnesi patologica prossima, e non solo, e dai segni di un accurato esame obiettivo ci induca a restringere il campo delle possibilità. Anche se tutto ciò può sembrare antistorico tali radici dell’ arte medica costituiscono ancora oggi ciò che differenzia il medico dal tecnico. In un ambiente remoto, ove la diagnostica strumentale non può supportare il medico se non in minima misura, la sua abilità diagnostica, prima ancora della sua capacità terapeutica, costituisce un elemento fondamentale che può fare la differenza nella tutela della salute del singolo componente del team o di tutto il team. Certo non bisogna rifiutare a priori ciò che la tecnologia può metterci a disposizione, ma per questioni di spazio e per i costi da affrontare non si può prevedere di avere a disposizione quanto normalmente è presente in un ambiente ospedaliero.

Un sicuro vantaggio per il medico di spedizione può derivare, e di fatto in Antartide deriva, da una approfondita visita medica di selezione prima della partenza. Avere la certezza di confrontarsi con una popolazione sana limita di per sé il campo delle possibili patologie insorgenti. Non tutto può escludersi dato che non è possibile, anche per motivi medico-legali, ricorrere a diagnostica invasiva e che la fortemotivazione individuale potrebbe indurre i candidati a trascurare di informare l’ esaminatore circa alcune patologie pregresse o alcuni sintomi importanti, tuttavia l’ esperienza di 25 anni di attività in ambiente remoto non mi ha mai evidenziato problematiche che siano sfuggite alla selezione medica.

Non è questa la sede per gettare il sasso nello stagno, ma, forse, un maggiore ricorso ad una semeiotica accurata riservando il ricorso alla diagnostica strumentale solo al chiarimento di dubbi o incertezza potrebbe essere di aiuto anche alle disastrate risorse economiche della sanità nel nostro Paese.

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Fabio Catalano

Medico Chirurgo, ortopedico, Consulente Sanitario del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, Responsabile Organizzazione Sanitaria ENEA – UNITA’ TECNICA ANTARTIDE

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