Implantologia e integrazione

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IMPLANTOLOGIA: un approccio globale e integrato al paziente

Negli ultimi anni l’odontoiatria è andata verso una superspecializzazione, in modo particolare nel campo dell’implantologia e, nel frattempo, ha posto ulteriore attenzione al concetto di estetica che ha gradualmente interessato non più il solo elemento dentale, naturale, protesico o implantoprotesico, ma anche le strutture anatomiche adiacenti.

Per avere un buon risultato bisogna ristabilire la funzione, avendo così una buona estetica e ripristinando lo stato di salute. Ma per fare questo non possiamo fermarci a osservare solo la bocca, ma è necessario analizzare il paziente, la “persona” nel suo insieme, perché gran parte dei quadri clinici che incontriamo nella pratica quotidiana dell’odontoiatria sono manifestazione di problemi più generali.
L’Oms negli ultimi anni sta guardando verso una medicina “integrata”, una medicina cioè che faccia sue le nozioni e le capacità diagnostiche proprie della nostra medicina occidentale, associandole però anche alle nozioni delle medicine tradizionali e alle tecniche finora definite non convenzionali.
Anche per l’odontoiatria un approccio di tipo olistico al paziente diventa, se non necessario, almeno opportuno, e per far questo diventa importantissima una valutazione che presupponga:
Un’attenta analisi della situazione chimica del paziente onde poter rimuovere l’ acidosi tissutale e l’eventuale presenza di disbiosi intestinale, che, oltre ad essere una sicura concausa di sofferenza delle mucose e di perdita di matrice ossea, creano un grosso ostacolo al processo di guarigione dopo intervento di implantologia;
L’utilizzo di farmaci omeopatici, organoterapici, fitoterapici e integratori che accelerino la guarigione;
Un riequilibrio posturale del paziente con conseguente ripristino delle fisiologiche funzioni di respirazione e di deglutizione per la loro grande influenza sulla circolazione arteriosa, sul ritorno venoso, sul drenaggio linfatico, sull’innervazione, sulla funzionalità muscolare e articolare.

Proviamo ad analizzare più in dettaglio queste tre condizioni, partendo dall’aspetto chimico-funzionale.
I processi vitali del nostro organismo possono avvenire regolarmente soltanto se il pH è stabile sul valore di 7. Esistono vari sistemi biochimici (sistemi tampone) che consentono tale stabilizzazione, neutralizzando sia l’eccesso di acido che l’eccesso di alcalinità.
La trasformazione delle sostanze che assorbiamo attraverso l’alimentazione richiede l’intervento di alcuni enzimi attivati da oligoelementi e vitamine. Se questi vengono a mancare a causa di un’alimentazione carente o squilibrata, la suddetta trasformazione non può avvenire correttamente, e ciò provoca un eccesso di acidità. Perché il pH si mantenga su un valore stabile di 7, i sistemi tampone devono eliminare l’acidità in eccesso attraverso i reni acidificando così l’urina che, per norma, dovrebbe presentare un pH molto simile a quello sanguigno (tra 7 e 7.5).
I fenomeni vitali avvengono soltanto in una zona limitata del pH al di fuori della quale qualsiasi forma di vita, da quella dell’organismo più semplice a quella dell’uomo, può essere paralizzata.
Esiste una tendenza fisiologica all’acidosi metabolica a seguito della produzione e dell’accumulo di acidi non volatili, prodotti dal metabolismo intermediario.
In pratica il corpo, nel suo normale funzionamento e, a maggior ragione in quello patologico, si presenta come un vero e proprio generatore di acidi.
La malattia, a causa dell’anossia dei tessuti da essa provocata, aumenta notevolmente questi fenomeni, accrescendo anche la tendenza all’acidosi metabolica. L’organismo tende comunque ad acidificarsi anche in una situazione semplice come quella del digiuno. Infatti, tale acidificazione è provocata anche da altri fattori, come ad esempio una vita troppo sedentaria, la presenza di infezioni, lo stress. Ciò spiega alcuni tipi di dolori risolvibili assumendo semplicemente delle basi. Possiamo inoltre citare altri fattori incidenti quali alcuni farmaci acidificanti (soprattutto gli antinfiammatori e l’acido salicilico, acido carbossilico forte).
Il principale sistema tampone è rappresentato dal rene e dalla sua funzione.

Nel nostro caso è importantissimo prestare attenzione al “potere tampone” proprio delle ossa: il fosfato di calcio presente nella porzione ossea inorganica sotto forma di idrossiapatite è relativamente insolubile in condizioni normali, ma mano a mano che il pH diminuisce – ossia che l’acidità cresce – la sua solubilità aumenta. Di conseguenza, se il pH scende al di sotto dei valori normali, il fosfato di calcio delle ossa si solubilizza e le percentuali plasmatiche di calcio e di fosfato aumentano. Per questa ragione il fosfato delle ossa può essere considerato una riserva alcalina da mobilitare in caso di abbassamento del pH; è un concetto molto importante nelle patologie osteoarticolari, in quanto l’anossia dei tessuti aumenta simili fenomeni ed aumenta anche la perdita della sostanza ossea, senza che il solo utilizzo di calcio possa porvi rimedio.

Veniamo ora alla disbiosi intestinale. Secondo Herget, la disbiosi del colon, con i suoi progressivi livelli di aggravamento, consiste nella graduale disorganizzazione della flora intestinale fisiologica e relativa sostituzione con batteri patogeni inizialmente aerobi poi anaerobi. A tale disorganizzazione segue la disfunzione sino al blocco del Tessuto Linfatico Associato alla Mucosa (MALT), oltre a tutte le altre strutture linfoimmunitarie ad esso collegate.
Il metabolismo epatico può esserne colpito e le tossine possono entrare nel sistema linfatico e depositarsi nel tessuto connettivo interstiziale. Tale situazione può manifestarsi in bocca con una grande sofferenza del parodonto.
Allora, che cosa si può utilizzare oltre alla dieta per ripristinare le funzioni metaboliche e accelerare la guarigione? Importantissimo è il ricorso alla somministrazione di citrati alcalini che favoriscono la deacidificazione del terreno e la sua remineralizzazione con un apporto equilibrato di minerali essenziali. Un ulteriore aiuto è dato dall’utilizzo di Equisetum Arvensis, l’Equiseto conosciuto come pianta dall’azione remineralizzante.

Per quanto riguarda i farmaci omeopatici, sempre ricordando l’ importanza dell’ individuazione del “simillimum” del pz., possono venire in aiuto i seguenti rimedi:
Symphytum: rimedio che possiede un’elettività per il tessuto osseo, tanto da essere definito “lo specifico ortopedico” dell’arsenale erborista. Rivela, in particolare, un’elettività d’azione sulla mandibola e quando le sensazioni dolorose vengono riferite come “punture”. Favorisce il consolidamento delle fratture e ne riduce i tempi di guarigione.
Staphysagria: rimedio d’elezione per i dolori post-operatori, acuti, pungenti e dopo ferite da strumenti taglienti.
Arnica: è il grosso rimedio del trauma, delle emorragie, delle ecchimosi, degli ematomi.
-Belladonna: importantissima è la sua azione sull’infiammazione classicamente intesa (rubor, tumor, dolor, calor, functio laesa).
Silicea: l’ azione di silicea è un’azione di sostegno e va a contrastare la demineralizzazione tessutale che agisce sul calcio e sul fosforo. Inoltre ha un’azione di protezione dei tessuti connettivi il cui disturbo metabolico produce una minore resistenza, da cui suppurazione.

Altra possibilità terapeutica consiste nell’omotossicologia con un’azione volta in una duplice direzione: la prima è atta a ristabilire lo stato di salute provocando una fase di reazione, cioè di passaggio a ritroso o vicariazione regressiva dalle fasi di Deposito o Impregnazione verso le fasi di Infiammazione e Escrezione; la seconda, indirizzata a migliorare la “qualità” e la funzione del tessuto connettivo.
A tal scopo è importante ristabilire una perfetta efficienza emuntoriale e un efficace drenaggio connettivale, sia con farmaci di ripristino che con farmaci di stimolo.
Ed eccoci al terzo punto, quello sull’equilibrio posturale. A questo punto è legittima la domanda se esiste o meno un’occlusione “ideale” che non sia teorica. Esiste sicuramente l’occlusione ideale per quel paziente, cioè quell’occlusione che permetta alla persona di avere una corretta funzione ed espanda la sua capacità di adattamento a qualsiasi problema esterno possa essere presente; ed è a quest’occlusione ideale ciò a cui dobbiamo puntare.
È importante qui introdurre il concetto di correlazione ascendente e discendente.
È ormai accertato che un problema di occlusione può dare la sua manifestazione in distretti lontani dalla bocca, causando situazioni di adattamento posturale definite discendenti. È altresì vero che lesioni lontane alle varie articolazioni o agli arti creano situazioni di compenso nella bocca. Tale correlazione è definita ascendente. Per un dentista è fondamentale conoscere queste correlazioni. Se fossimo in presenza di un problema ascendente, questo andrebbe rimosso prima di mettere mano alla bocca. Nel caso si noti vi sia una correlazione discendente, l’odontoiatra ha la possibilità, riequilibrando l’occlusione, di ripristinare la fisiologia e di concorrere a rimuovere situazioni di sofferenza in altre localizzazioni.

Ricordo che per un corretto riequilibrio posturale risulta importante la conoscenza delle catene muscolari, che consistono in sequenze definite di muscoli, al cui interno si attua un passaggio preferenziale di tensione.
Per una buona implantologia vorrei, infine, richiamare l’attenzione verso alcune nozioni care all’osteopatia quali il concetto di meccanismo respiratorio primario e le basi dell’anatomia funzionale del cranio, con particolare attenzione all’orientamento delle travate ossee della massa cranio-facciale, dal momento che la faccia sia considerata come organo masticatore.

Concludendo, va da se’ che per fare un lavoro di qualità, risulta importante un’attenta e completa valutazione a 360° dei singoli casi, facendo della semeiotica l’arma fondamentale.
Il primo passo consiste nel rimuovere tutte quelle situazioni di sofferenza che sono spesso anche le cause del danno che, a sua volta, si è gradualmente creato nel tempo. Particolare attenzione va posta alla correzione dell’acidosi metabolica. Questa operazione risulta essere particolarmente facile modificando le abitudini alimentari del paziente e correggendo il pH con opportuni integratori.
Un occhio particolare va riservato alla situazione posturale del paziente valutando, di caso in caso, se le modificazioni dell’apparato stomatognatico siano primarie o secondarie, o siano causa di correlazioni discendenti o effetto di correlazioni ascendenti. Così facendo, l’intervento odontoiatrico mira a ripristinare la fisiologia e la funzione nella bocca, diventa trattamento ortopedico e, correggendo il quadro chimico, crea salute alla persona nel suo insieme oltre a rivelarsi anche un trattamento di prevenzione; compito, questo, che ritengo dovrebbe essere obiettivo primario di ogni medico.

 

 

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Medico chirurgo, omeopata, esperto in medicine non convenzionali e tecniche complementari

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