L ’Implantologia a carico immediato: 15 anni di studi e pratica clinica

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Il “carico immediato”, ossia la possibilità di inserire nel cavo orale un impianto in una zona edentula e di caricarlo funzionalmente in brevissimo tempo, è sicuramente uno dei più eclatanti traguardi della moderna implantologia Osteointegrata. Tale requisito risponde, infatti, alle più attuali richieste della società contemporanea dove la vita di relazione, e quindi l’ estetica, assume un significato prioritario. Prendiamo ad esempio il caso clinico riportato di seguito. Questo paziente si è rivolto con urgenza alla mia osservazione il lunedì mattina perché la sera precedente aveva fratturato l’incisivo laterale. Il danno non era grave ma per il paziente era impossibile pensare di affrontare in quella situazione un consiglio aziendale. Grazie a questa tecnica in due ore di lavoro è stato possibile effettuare nell’ ordine: avulsione della radice, inserimento dell’ impianto e creazione di un provvisorio a carico immediato, risolvendo così, in modo brillante, un caso che fino a pochi anni fa prevedeva un provvisorio mobile o il sacrificio dei denti adiacenti per realizzare un ponte. A dire il vero anche in passato l’ uomo ha sempre provato a sostituire un dente perso con qualcosa di veloce e pronto all’ uso, basti pensare che nell’ antico Egitto un dente perso dal Faraone veniva rimpiazzato con quello di uno schiavo mediante legature a 8 con fili d’oro… La stessa implantologia degli anni ’60 e ’70 prevedeva l’inserimento di viti autofilettanti (tipo Tramonte o Garbaccio) o impianti a lama che potevano essere caricati immediatamente. Allora cosa è cambiato? Sicuramente il trauma sui tessuti, la predicibilità, la parte protesica e in definitiva, l’ estetica di questi impianti di ultima generazione.

Tale metodica si è potuta estendere di seguito anche a casi molto più complessi. In questo caso la paziente non aveva alternativa all’ estrazione degli elementi dentali. Avrebbe dovuto affrontare un primo intervento di bonifica del cavo orale, aspettare la guarigione e nel frattempo a farsi confezionare una protesi mobile provvisoria in attesa del secondo step di chirurgia implantare. A parte la tempistica lunga e fastidiosa, il passare dei giorni avrebbe comportato a livello del profilo della cresta ossea un riassorbimento e un appiattimento tale da rendere il recupero estetico estremamente lungo e difficile. La possibilità di estrarre i denti, inserire gli impianti e caricarli nel giro di poche ore elimina tutti questi problemi e stabilisce una enorme empatia col paziente. Siamo giunti a questo anche grazie agli studi istologici (foto 20) effettuati per la maggior parte dal Prof. Piatteli dell’ Università di Chieti e ai riscontri clinici che in questi anni il nostro gruppo di lavoro ha condiviso. Anche la moderna Parodontologia che in un recente passato si prodigava a conservare il più possibile gli elementi naturali, ora sembra sempre più orientata a anticipare le estrazioni e la loro sostituzione con impianti, quando ancora permane una quota di tessuto osseo sufficiente. Appare chiaro, poi, che poter gestire un caso complesso in un’ unica chirurgia monofasica riduce al minimo i disagi sia intra che post-operatori per il paziente e anche il tempo finale della riabilitazione, nonché i costi. Ma cosa ha reso possibile già 15 anni fa tutto questo precorrendo i tempi moderni dove ormai tutte le metodiche implantari parlano di Carico Immediato?

Per spiegarlo dobbiamo introdurre un concetto: quello di “guarigione primaria”. Dalla fine degli anni ’80 esiste nel panorama implantare italiano e mondiale l’ impianto P.H.I. (Primary Healing Implant) frutto dell’ intuizione del Dott. Giuseppe Vrespa di Legnano che, partendo da due studi sulle fratture ossee di Schenck e McKibbin, prevede un’attivazione diretta delle cellule endostali (a livello della midollare) e di un rimode llamento Haversiano (a livello delle corticali) in modo da saltare tutta la fase di guarigione per seconda intenzione tipica degli impianti dell’ epoca. Il tutto è ottenibile solo a patto di rispettare due condizioni: gap iniziale e pressione sui tessuti circostanti tendenti a zero. Questo per garantire un accoppiamento micrometrico tra cavità implantare e fixture e soprattutto vitalità dell’ osso preparato.  Per rispettare tali requisiti si è dovuto creare ex-novo un set chirurgico composto da frese innovative che prevedono un numero di giri del trapano assai ridotto e soprattutto alcuni passaggi manuali! In sostanza questa serie di accorgimenti si tramuta in una serie di vantaggi per il paziente, primo tra tutti quello di essere praticamente esente dal dolore. Il paziente nei giorni successivi l’ intervento, inoltre, non perde la funzione masticatoria né la possibilità di continuare la sua vita sociale e professionale. I tempi di guarigione risultano ridotti se non annullati dal carico immediato. La precisione del foro, inoltre, rende impossibile ai batteri presenti nel cavo orale di colonizzare il sito implantare rendendo la terapia antibiotica limitata a casi laddove c’era la presenza di denti infetti. Grazie a questa filosofia il Sistema PHI ha continuato a evolversi negli anni migliorando tutto quello che poteva darci risultati, soprattutto estetici, sempre migliori.

Le tappe che hanno stabilito un primato in questo campo:

1982: possibilità di avere un abutment cementabile

1988: ottenimento della Guarigione Primaria in implantologia

1988: possibilità di inserire l’impianto attraverso un opercolo(senza lembo) e di posizionare l’impianto in modo trans-mucoso

1992: prima sperimentazione e realizzazione di carico immediato sulle scimmie

1994: impianti post-estrattivi immediati senza rigenerazione

1998: utilizzo del Nitruro di Titanio per rivestire la superficie implantare

1999: possibilità di eseguire un MEDIO rialzo di seno per via crestale e con tempi di guarigione di 4/6 mesi

2002: Corrugazione Osteogenica della superficie implantare(al fine di aumentare del 50% la superficie di contatto) 2010 impianto EVO con connessione esagonale e conometrica e Swicthing Platform

Eppure, come tante volte detto in questa rivista la Frontiera attende di essere raggiunta e spostata un po’ in là. È per questo motivo che l’ evoluzione dell’ implantologia non può che essere verso lo studio e la ricerca di nuovi obiettivi. L’ immediato è per noi dimostrare che gli impianti dentali oltre che essere Osteo-integrati devono essere anche Bio-integrati e le loro superfici Osteo-induttive ma anche Parodonto-induttive: parliamo di “Periointegrazione”

Abbiamo visto che un impianto dentale può durare molti anni perché il concetto di osteointegrazione è valido e dimostrato ma dobbiamo e possiamo fare ancora molto permigliorare la qualità dei tessuti che ricoprono questi impianti. In questa avventura ci sono d’aiuto macchine favolose come le TAC volumetriche e le dimechirurgiche, i Laser, l’ozono-terapia, la chirurgia piezo-elettrica, tutte cose che ci hanno reso Odontoiatri-Tecnologici creandoci nuovi stimoli per spostare un po’oltre anche i nostri limiti.

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Renzo Madaschi

Odontoiatra e protesista dentale

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