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Antistaminici e sonniferi

Antistaminici e sonniferi

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Tutti sanno che assumere i farmaci in grado di ridurre l’allergia provoca sonnolenza e, forse, non tutti sanno che alcuni sonniferi hanno gli stessi principi attivi degli antistaminici. Ma chi sa quali sono le conseguenze per chi li assume? La parola all’esperto

Basta gettare in pasto nei motori di ricerca le parole “antistaminici” e “sonniferi” per rendersi conto che un po’ di confusione c’è. In un forum un’internauta chiede “Posso prendere un antistaminico per dormire?”, spiegando che soffre di insonnia e risveglio anticipato e che con i sonniferi non ha ottenuto risultati postivi. Fortunatamente, poi, subito sotto si legge un esercito di risposte con un secco no. Un’altra a un certo punto scrive in un post: “Nopron sciroppo, il cui principio base è la niaprazina, è un antistamico” con tanto di punti esclamativi giusto per ribadire la cosa e far chiarezza in quel luogo virtuale in cui tanto si dice, ma non sempre con “cognizione di causa” I due farmaci che agiscono (o dovrebbero) agire su distretti diversi, antistaminici e sonniferi, infatti, spesso e volentieri vengono sovrapposti. Ma facciamo un passo indietro per essere più chiari e partiamo dai primi. Gli antistaminici sono farmaci utilizzati per trattare i sintomi delle reazioni allergiche, possono dunque essere assunti in caso di allergia agli acari della polvere, allergie stagionali (la cosiddetta febbre da fieno) o di tipo alimentare.

Il loro meccanismo d’azione si basa sul blocco dell’istamina, che è la sostanza rilasciata dalle cellule del sistema immunitario quando l’organismo entra in contatto con l’allergene nei confronti dei quali è ipersensibile. Infatti è proprio l’istamina, agendo come mediatore dell’infiammazione, a scatenare i sintomi tipici delle reazioni allergiche, dal gonfiore dei tessuti del naso, all’aumento della lacrimazione degli occhi, passando per pruriti e, a volte, anche eruzioni cutanee. Di questa classe di farmaci esistono quelli comunemente detti “di prima generazione” e quelli “di nuova generazione”. I primi possono trascinare alcuni effetti collaterali, come capogiri, senso di confusione, annebbiamento della vista, nausea, e soprattutto sedazione e sonnolenza. Tempo fa la rivista “Quattroruote”, in collaborazione con l’Istituto Clinico Humanitas e la Polizia stradale ha fatto un test sulla pista di Vairano (PV) per verificare gli effetti dei medicinali sulla guida dimostrando che, in particolare, l’antistaminico Cetirizina (20 mg) induce una sonnolenza che “porta a guidare più lentamente e a commettere alcuni errori”. “A un secondo tentativo, i risultati migliorano”- scrivono -“forse per effetto della maggiore conoscenza del percorso e del benefico effetto del medicinale sulla respirazione del conducente. Restano, tuttavia, problematici il superamento dello slalom e la prova di parcheggio”.

Contribuiscono all’insorgenza di Alzheimer

Dosi massicce di sonniferi e anti-allergici potrebbero avere un ruolo nello sviluppo di demenza senile e del morbo di Alzheimer. Secondo dei ricercatori americani, l’uso di medicinali come il sonnifero Nytol, gli anti-allergici Benadryl e Piriton, e gli anti-depressivi triclici come la doxepina, lungo l’arco di molti anni, si collega alla demenza senile. Causa principale di questo meccanismo individuata dall’Università of Washington school of pharmacy sarebbe l’effetto anti-colinergico sul sistema nervoso di ognuno di questi farmaci, in grado di antagonizzare gli effetti fisiologici dell’acetilcolina e procurando effetti collaterali come scarsa memoria, vista confusa e senso di stordimento. La stessa mancanza di acetilcolina si riscontra anche nelle persone affette da morbo di Alzheimer.

Gli scienziati per dimostrarlo hanno studiato per 7 anni consecutivi oltre 3000 pazienti, donne e uomini di età superiore ai 65 anni, monitorando l’uso di medicine anti-colinergiche. 637 di questi hanno sviluppato il morbo di Alzheimer e 160 un’altra forma di demenza senile, per un totale aumento del rischio di sviluppo di qualche tipo di demenza in presenza di questi farmaci del 54%, e di Alzheimer del 63%. Le dosi considerate a rischio di maggiore sviluppo di demenza dai ricercatori sono state almeno 10 milligrammi al giorno di doxepina, o 4 milligrammi al giorno di Nytol e Benadryl per più di tre anni consecutivi.

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Giornalista free lance, capo redattrice

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